ITALIA NORD ITALIA TRENTINO

Arte Sella: guida alle opere e al parco della Valsugana.

Coordiante geografiche

46°00’20.0″N 11°22’09.9″E

Arte Sella è un parco “artistico-naturale”, un museo non convenzionale e “fuori rotta”, che si snoda tra i boschi e i prati della Val di Sella presso Borgo Valsugana, a circa 1000 mt di altezza.

Nasce nel 1986 grazie alla scommessa di un gruppo di amici residenti nella valle, uniti dall’amore per la natura.

Si suddivide in due aree:

  • L’area di Malga Costa, in cui il percorso si snoda in un cerchio di circa 1 km. Nonostante i tempi di percorrenza indicati siano di 45 minuti, noi ci siamo rimasti tre ore abbondanti.
  • Il percorso di Villa Strobele, un percorso circolare della lunghezza di 500 metri. I tempi di percorrenza indicati sono di 20 minuti, ma se ne impiegheranno almeno il doppio.

I due percorsi sono collegati e raggiungibili con l’auto oppure a piedi lungo un percorso di circa 4 km.

Mappa percorso Arte Sella 2020
Mappa percorso Arte Sella 2020

Dove trovare la guida alle opere?

A fine articolo trovate la guida gratuita alle opere installate.

Presso la biglietteria è possibile acquistare un ulteriore guida al costo di 6 euro.

La filosofia di Arte Sella

Arte Sella rispolvera il concetto di museo, elevando ad arte la purezza degli elementi naturali, lavorati da mani esperte.

Legno, carta, foglie e pietre risplendono a nuova luce, ma sempre in armonia nel loro ambiente d’origine. L’artista non è protagonista assoluto dell’opera d’arte, ma accetta che sia la natura a completare il proprio lavoro e a degradarsi, riportando col passare del tempo gli elementi alla loro origine. A far da cornice alle opere troviamo le montagne della Valsugana.

Arte Sella e la tempesta “Vaia”

Un concetto d’arte sempre più attuale, dopo la tempesta “Vaia” del 29 ottobre 2018.
L’intero bosco che ricopriva il versante sud del monte Armentera, nel quale si sviluppava il percorso ArteNatura, infatti, è stato distrutto, così come il giardino di Villa Strobele.

Dai tronchi degli alberi abbattuti hanno preso vita nuove opere d’arte.

Un gesto necessario per comunicare quanto sia importante riscrivere il rapporto uomo-natura. Una natura che merita di essere valorizzata e rispettata, in quanto altro non è che la casa in cui viviamo.

Ricominciare dopo il COVID-19

Non dimentichiamo poi, che dopo l’emergenza COVID-19 del 2020, il bosco ci ha riaccolto “a fronde” aperte. Un luogo sicuro in cui meditare, da soliti o con i propri cari.

È stato anche questo uno dei motivi che ci ha spinto a visitarlo; ci sentivamo al sicuro e avevamo bisogno di liberare la mente immersi nella natura.

Il caso volle che scegliessimo come data della visita, quella di un’inedito concerto di musica classica, in cui era possibile ascoltare il concerto in diretta tramite cuffie wireless, camminando immersi nella natura tra le “Variazioni” Goldberg di J. S. Bach e gli “Esercizi di Stile” di R.Queneau.

Ci piace pensare che il destino avesse voluto farci un regalo e leggendoci nel pensiero ci conducesse verso ciò di cui avevamo bisogno: un’ atmosfera di grande intimità, al cospetto della natura.

Come organizzare la visita (anche con i bambini)

La visita è sicuramente baby-friendly!

Lasciata l’auto all’ultimo parcheggio sulla sinistra (segnalato), vicino al punto ristoro, si dovrà proseguire a piedi fino a Malga Costa (circa 10 minuti), sede dell’ufficio informazioni.

La strada è sterrata ed ampia, facilmente percorribile in passeggino. Incrociamo una deliziosa casetta in stile moderno, ma perfettamente in armonia con la natura.
Il tempo di farci prendere da una sana invidia per il proprietario e giungiamo alla biglietteria.

Acquistato il biglietto è possibile accedere al parco sia di Malga Costa che di Villa Strobele. Si può visitare quasi completamente con il passeggino, solo alcuni brevi tratti sono un po’ scomodi, per cui se desiderate visitarlo nella sua interezza e avete bimbi molto piccoli a seguito vi consiglio un marsupio porta bimbo.

I bimbi più grandicelli potranno divertirsi entrando nelle opere (ove consentito) e immaginando storie di animali fantastici, nidi giganti, fate e folletti.

Dove pranzare

Vicino al parcheggio, l’ultimo prima di arrivare a Malga Costa, e dove vi consigliamo di parcheggiare, si trova il Ristorante Carlon che promette di farvi assaggiare la tipica cucina trentina.

Vicino alla biglietteria, inoltre, si trova il punto ristoro “Dall’Ersilia” che ha saputo ricavare dalla natura un pergolato davvero suggestivo. Qui le piante rampicanti han creato una specie di tunnel, dove i tavolini vengono riparati dal sole.

Accanto si trova un area picnic, mentre all’interno del parco non vi sono punti ristoro e non è consentito fare picnic.

Se decidete di pranzare in uno dei due punti ristoro vi consiglio di prenotare con anticipo.

Villa Strobele

Una volta concluso il percorso potete decidere di visitare anche il Parco di Villa Strobele. Si tratta di un percorso ad anello di circa 500 m, anch’esso con numerose opere installate.

Si può raggiungere prendendo l’auto e scendendo lungo la strada del ritorno (la si scorgera’ sulla sinistra) oppure a piedi lungo il sentiero Montura che costeggia la strada (circa 4 km) o percorrendo il sentiero Arte Natura. Quest’ultimo non è indicato sulla mappa più recente per cui vi consiglio di chiedere all’ufficio informazioni se è percorribile ed è stato messo in sicurezza a seguito dell’ evento calamitoso che l’ha parzialmente distrutto nel 2018.

Noi avendo una bimba molto piccola, ci siamo focalizzati solo sul percorso di Malga Costa che racchiude la maggior parte delle opere e ce le siamo gustate con calma, scrutando con gli occhi dei bambini ogni pertugio.

Le opere di Arte Sella a Malga Costa

Moltissime sono le opere che ci hanno colpito. Ma non vogliamo rovinarvi la sorpresa, anche se una breve guida è indispensabile per apprezzarne appieno il messaggio che gli artisti hanno voluto trasmetterci.

Vi consiglio di assaporare ogni opera, cercando di attribuirvi un vostro personale significato, secondo quanto vedono i vostri occhi e il vostro cuore per poi stupirvi ancor di piu’ leggendo la guida che vi lascio qui di seguito.

Guida alle opere di Arte a Sella Malga Costa

Cerca di Roberto Conte del 2012

Si tratta della prima opera che s’incontra ancor prima di entrare nel parco. Rappresenta un grande cannocchiale rivolto verso le montagne. L’opera viene presentata dall’artista come un contenitore per gli sguardi. Conte invita i visitatori ad relazionarsi con la sua opera, creando un legame con ciò che si può percepire come anima del mondo, pronta ad essere cercata, per andare con gli occhi oltre il sentiero, al di là della valle, anche al di là di noi, attraverso l’apparente vuoto nell’aria.

Roberto Conte Cerca Arte Sella photo Giacomo Bianchi
Roberto Conte Cerca del 2012 (archivio Arte Sella photo Giacomo Bianchi)

Spaventapasseri di Tobia Scarpa del 2010

A pochi passi di distanza, lo spaventapasseri si trova decontestualizzato rispetto ai campi, dove solitamente svolge la sua funzione, ed è integrato nel cortile del ristorante “Dall’Ersilia”. Diventa quasi un elemento didattico. All’interno della struttura in metallo sono inserite delle teste stilizzate di civetta, ottenute piegando il materiale con curve logaritmiche, poi specchiate. Nell’opera si trovano anche elementi che richiamano la sequenza di Fibonacci e la sezione aurea, a voler quasi sottolineare il rapporto tra l’opera e la natura.

Spaventapasseri di Tobia Scarpa del 2010 (Arte Sella photo Giacomo Bianchi)
Spaventapasseri di Tobia Scarpa del 2010 (Arte Sella photo Giacomo Bianchi)

L’urlo di Vaia di Vera Bonaventura e Roberto Mainardi del 2019

La tempesta Vaia del 2018, oltre a portare distruzione, ha anche acceso la creatività degli artisti e, prima di cominciare il percorso nel bosco, ci si può sedere in una stanza totalmente al buio per ascoltare i suoni della natura tumultuosa registrati proprio nel bosco durante quel giorno. Sarà un’esperienza forte che ci mette davanti alla forza esplosiva della natura che in poco piu’ di 5 ore ha sradicato 14 milioni di alberi.

Dacci oggi il nostro pane di Ginette Caron del 2019

L’opera si scorge a destra proprio accanto l’ingresso e la biglietteria di Arte Sella. Quest’opera fa parte di un progetto più ampio cominciato con Expo 2015 che ha visto questo messaggio di pace girare varie parti del mondo in diverse lingue. Ad Arte Sella è proposto in tedesco. L’opera è stata posizionata in un punto estremamente significativo: dove correva la trincea che separava l’Italia dall’impero austro ungarico durante la prima guerra mondiale.

Dacci oggi il nostro pane di Ginette Caron del 2019
Dacci oggi il nostro pane di Ginette Caron del 2019

Il vento di Sella di Anthony Howe del 2014

Giunti all’interno del parco, sulla sinistra possiamo vedere in Il Vento di Sella i risultati della tempesta Vaia: l’opera è infatti appoggiata a terra e un albero divelto vi riposa al fianco. Originariamente questa grande elica era sospesa tra due tronchi e si muoveva con il vento che soffiava tra le fronde. L’opera originale creava un parallelismo tra il vento che soffia e il tempo che passa. Due cose all’apparenza intangibili, ma delle quali si possono osservare i risultati. Ecco le parole dell’autore: “Fallo in tempo. Così dicono. Un’idea cinetica. Qualcosa si muove; mai uguale. Il tempo. Per evitare che si muova nella mente degli spettatori. Almeno per un momento. Per proseguire con tutto il resto, ma non prima di aver notato che non sei più lo stesso. Un pezzo di legno in movimento vicino ad un altro. Uno schema di risposta che diventa progetto”.

Anthony Howe_il vento di Sella (archivio Arte Sella Photo Giacomo Bianchi )
Anthony Howe Il vento di Sella come si presentava nel 2014
(archivio Arte Sella photo Giacomo Bianchi)

Attraversare l’anima di Will Beckers del 2015

Poco piu’ avanti sulla destra troviamo quest’opera. Nasce dal terreno e si sviluppa correndo fino ad un albero, sul quale sale e crea un bozzo. Will Beckers è specializzato in opere site specific di land art, dove indaga il rapporto dei singoli con la natura. Questa specifica installazione simboleggia il modo in cui attraversiamo la vita e giungiamo all’eternità, tornando a Madre Natura.


I cicli naturali di nascita, metamorfosi, morte e rinascita sono i temi esplorati da Will Beckers nel suo lavoro. Dopo essere nati, lentamente cresciamo e diventiamo le persone che desideriamo essere: a un certo punto tutti noi sperimentiamo la grandezza della vita e possiamo aprirci ad un livello superiore, verso l’universo. Ci rendiamo liberi di attraversare.

Attraversare l’anima di Will Beckers del 2015 presso Arte Sella
Attraversare l’anima di Will Beckers del 2015 presso Arte Sella

Dominio della mente sulla materia di Peter Randall-Page del 2015

L’artista utilizza un elemento naturale, un grande sasso, e ne decora l’intera superficie seguendo la regola di utilizzare solo una linea continua e infinita. Paradossalmente questa regola si rivela un vincolo liberatorio, capace di facilitare un’improvvisazione inconsapevole, simile a quanto avviene in musica con le variazioni estemporanee su un tema.
Nello scolpire questa linea, l’autore ha tentato di ottenere una risposta contemplativa alla forma naturale del masso: la scultura evolve in funzione di come lo spettatore si muove intorno ad essa e di come cambia la qualità della luce che lo colpisce.

Dominio della mente sulla materia di Peter Randall-Page del 2015 (Arte Sella - Photo Giacomo Bianchi)
Dominio della mente sulla materia di Peter Randall-Page del 2015
(archivio Arte Sella photo Giacomo Bianchi)

Il nido di Sella II di Nils-Udo del 2008-2017

Il nido di Sella II è una sorta di grande nido formato da giovani alberi, in mezzo al quale sono presenti cinque grandi pezzi di marmo chiari levigati a forma di uovo, adagiati sulla ghiaia, a ricordare una primordiale forma di vita: silenziosa e potente, inquietante e familiare. Il nostro sguardo può spaziare , invitato a guardare il paesaggio che ci circonda, oppure soffermarsi sull’opera.

Il nido di Sella II di Nils-Udo del 2008-2017
Il nido di Sella II di Nils-Udo del 2008-2017
(archivio Arte Sella photo)

Senza Titolo 169 di Aeneas Wilder del 2013

Questa è una delle installazioni più grandi che vediamo all’inizio del nostro percorso di visita, impossibile non notarla. Una grande cupola ottenuta combinando in maniera geometrica spazi vuoi e pieni con legno. In quest’opera possiamo entrare e sentirci racchiusi in uno spazio intimo, ma aperti al tempo stesso sul panorama esterno. La sua forma ricorda diversi elementi naturali, una pigna, una gemma, un rifugio di montagna o una cornice attraverso cui osservare il cielo.

Senza Titolo 169 di Aeneas Wilder del 2013  (Arte Sella)
Senza Titolo 169 di Aeneas Wilder del 2013 (Arte Sella)

Rifugio di Anton Schaller del 2011

Nessun’altra parola rispetto a Rifugio potrebbe definire meglio questa installazione. Proseguendo il percorso, sul lato destro, troviamo un piccolo rifugio in cui è possibile entrare e sentirsi protetti dal mondo esterno. La solida struttura è stata ottenuta completamente in legno e dà una forte idea di solidità. L’invito dell’artista è entrarci e cercare rifugio e tregua non solo dal mondo esterno, ma anche dalla tecnologia che ogni giorno ci perseguita. L’individuo del ventunesimo secolo necessita infatti di rifugi, dove proteggersi dal suo quotidiano e costante flusso. Questo lavoro parla della sopravvivenza, offre ritiro e protezione, ma anche prospettive future. Cercate con attenzione il pertugio e sbirciate all’interno!

Rifugio di Anton Schaller del 2011 (archivio photo Arte Sella)
Rifugio di Anton Schaller del 2011 (archivio photo Arte Sella)

Infinitum di Gianandrea Gazzola del 2018

Passando davanti ad Infinitum, sulla sinistra, il rischio è quello di non capire l’opera. In un teatro naturale formato da uno spiazzo in mezzo agli alberi, una lunga lancia a specchio è conficcata nel terreno e si staglia verso il cielo. L’opera è una citazione di Perseo che tenta di sostenersi attraverso venti e nuvole, gli elementi esatti riflessi nello specchio.

Infinitum di Gianandrea Gazzola del 2018 Arte Sella
Infinitum di Gianandrea Gazzola del 2018

Radice Comune di Henrique Oliveira del 2019

L’opera è davvero sorprendente. Sicuramente quella che piu’ mi ha colpito. Un grandissimo ramo appoggiato a terra sembra annodato su se stesso. In realtà l’opera è un minuzioso assemblaggio di più parti per arrivare ad ottenere questa forma, mai vista in natura. L’installazione può essere vista come un invito dell’autore ad osservare e a stupirsi della natura stessa, la quale può nascondere in se panorami decisamente inaspettati.

Radice Comune di Henrique Oliveira del 2019
Radice Comune di Henrique Oliveira del 2019

Solstizio di Roberto Conte del 2018

Solstizio è senza dubbio una delle installazioni più fotografate di Arte Sella. Questa è la seconda opera che incontriamo di Roberto Conte e rappresenta una grandissima luna che si chiude nella forma di un sole. Creata assemblando rami di castagno simboleggia l’attesa della natura, che ritorna in maniera ciclica.

Solstizio di Roberto Conte del 2018 (Arte Sella)
Solstizio di Roberto Conte del 2018 (Arte Sella)

Terzo paradiso, la trincea della pace di Michelangelo Pistoletto del 2017

Anche quest’opera può passare inosservata ed essere scambiata per uno scherzo da giardiniere. L’opera occupa tutto il crinale di una collina e attraverso un breve tratto in mezzo ad un boschetto (non percorribile in passeggino), la si può osservare da un punto di vista privilegiato.

Bisogna uscire dal percorso ad anello e prendere un piccolo sentiero sulla destra. L’installazione si trova a poca distanza da una vera linea di trincea e riporta il simbolo di infinito rivisitato dall’artista. Il simbolo è ampliato e integrato con un nuovo cerchio, i due più esterni simboleggiano i poli opposti di natura e artificio, mentre quello centrale simboleggia la nuova umanità che dovrebbe superare il conflitto tra i due elementi, costante della società in cui viviamo.

Terzo paradiso, la trincea della pace di Michelangelo Pistoletto del 2017 (Arte Sella)
Terzo paradiso, la trincea della pace di Michelangelo Pistoletto del 2017 (Arte Sella)

La Sfera di François Lelong del 2008

Riprendendo la via principale e scendendo verso il ruscello che scorre poco distante dal sentiero sulla destra, vediamo una sfera in pietra calcarea bianca e rosa composta come assemblaggio di elementi rinvenuti nei dintorni. La sua forma geometrica regolare contrasta con l’apparente disordine della natura che la circonda e con la quale entra in armonia.

La Sfera di François Lelong del 2008 (archivio photo Arte Sella)
La Sfera di François Lelong del 2008 (archivio photo Arte Sella)

Bosco geometrico di Urs Twellmann del 2012

Intrapresa una piccola salita, sulla sinistra della collinetta si trova invece bosco geometrico, una serie di insieme di tronchi artificiali, sapientemente intagliati per incastrarsi alla perfezione e formate un unico grosso tronco. “Bosco geometrico” racchiude un invito a ricercare punti di vista inattesi, suggerendo come la natura, pur costituita da una struttura di sincronismi e di incastri compiuti, sia determinata da un dinamismo perenne. Questo dialogo tra movimento ed incastro invita ad una riflessione sulla nostra stessa natura e ci apre nuove possibilità di comprensione del mondo naturale di cui siamo parte, sempre in grado di regalarci nuove emozioni.

Bosco geometrico di Urs Twellmann del 2012 (archivio Arte Sella photo Giacomo Bianchi)
Bosco geometrico di Urs Twellmann del 2012 (archivio Arte Sella photo Giacomo Bianchi)

Pietre di François Lelong della 2008

Tra le opere più fotografate di Arte Sella c’è Pietre: una serie di 12 lastre di porfido piantate a terra con un’apertura circolare nella parte alta di ognuna. Mettendosi frontalmente i fori si allineano e regalano una nuova prospettiva attraverso la quale guardare. Continuiamo a camminare nella natura portando con noi questo suggerimento: guardiamo al di là dell’apparenza, spingiamo più in là la nostra visione, alla scoperta di quello che va oltre i nostri passi.

Pietre di François Lelong della 2008 (archivio photo Arte Sella)
Pietre di François Lelong della 2008 (archivio photo Arte Sella)

Teatro Arte Sella “il Cubo” di Rainer Gross del 2015

Siamo più o meno a metà del percorso in Malga Costa e arriviamo davanti a Il Cubo, ovvero il teatro di Arte Sella, che ospita tuttora concerti ed eventi. L’artista chiamato a progettare questo spazio ha tenuto conto anche del triste spettacolo della prima guerra mondiale che proprio qui fu protagonista. Nella sua opera ha quindi voluto combinare elementi viventi, gli alberi, con curve dinamiche pitturate in nero e la dura geometria dell’elemento rosso.

Ecco le sue parole:

“Molte volte l’anno questo luogo così silenzioso diventa location per concerti che restituiscono la bellezza della musica o luogo per la danza contemporanea. Esattamente un secolo fa, questa valle e tutta la regione furono scenario di uno spettacolo completamente diverso, di proporzioni tragiche, legato alla crudeltà della prima guerra mondiale.

Quando mi è stato chiesto di creare una nuova opera per il teatro di Arte Sella ho provato a tener conto di tutti questi aspetti, “giocando” con tre attori diversi: l’installazione combina alberi viventi (richiamo al paesaggio, alla natura) con le curve di un movimento nero e dinamico nello spazio e la dura e impressionante geometria dell’elemento rosso. Tutte le parti geometriche, se correttamente ricomposte, vanno a formare un cubo, simbolo di solidità e stabilità; un cubo gigante con bordi possenti che ha ceduto.

L’uso di legno trattato, la scelta del colore, il riferimento implicito al “White Cube” e altri stimoli come la sezione dei pilastri (42 mm) offrono un’ampia gamma di interpretazioni a tutti i visitatori che cercano un significato. In modo più importante, però, vedo questo progetto come una coreografia scultorea basata sul dialogo tra opposti: linee rette e curve, orizzontali e verticali, visibile e invisibile, movimento e stabilità, forme fluide e rigidità, grafico e organico, geometrie create dall’uomo forme arbitrarie della natura, ritmo e melodia…

I tre “attori” del progetto sono mentalmente ed esteticamente legati fino a trasformare l’intero spazio del teatro in una composizione su larga scala, una “passeggiata in una scultura di Land Art”, in stretto dialogo con la natura.”

Teatro Arte Sella “il Cubo” di Rainer Gross del 2015 (Arte Sella)
Teatro Arte Sella “il Cubo” di Rainer Gross del 2015 (Arte Sella)

Il quadrato di Rainer Gross del 2014

E’ formata da due grandi triangoli neri appoggiati agli alberi in una posizione all’apparenza precaria, quasi minacciosa. Se congiunti i triangoli formerebbero un quadrato perfetto dal lato di sei metri, ma in questo modo il titolo dell’opera contraddice quanto vediamo, richiamando concetti di separazione e distruzione. È la storia di questo luogo, una trincea della prima guerra mondiale, che ha originato il progetto. Una trincea nella foresta, un luogo silenzioso, apparentemente tranquillo…

Il quadrato di Rainer Gross del 2014 (Arte Sella)
Il quadrato di Rainer Gross del 2014 (Arte Sella)

Stato d’animo di Bob Verschueren del 2012

Una strana struttura che avevo scambiato ingenuamente per un riccio. In realtà l’opera è un richiamo al principio secondo il quale la natura moltiplica ogni possibile opportunità, fissando regole semplici, generando principi di crescita e allo stesso tempo di protezione e difesa. La fertilità degli elementi diventa un’installazione, che rivela un frammento dell’identità delle piante utilizzate e fa apparire, all’improvviso, le corrispondenze sia di forma sia di spirito che vengono sprigionate.

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Stato d’animo di Bob Verschueren del 2012 (photo Arte Sella)

Lo stilo di Gianandrea Gazzola del 2013

Una delle opere a mio avviso piu’ poetiche: un lungo tronco scende verticale, ma leggermente inclinato all’interno di uno stagno. Non lo tocca del tutto, ma è appeso a tre abeti che fanno si che lo stilo di 19 metri si muova col vento e disegni nel laghetto nuove forme a seconda del vento. Tra tutte le punte degli abeti lanciate verso la luce, questa è l’unica protesa a capofitto verso l’ombra fino a toccare il suo riflesso. Ma è nel movimento che si rivela poco a poco quest’opera che si apparta in un contesto muto, che vive di un’oscillazione grave sottoposta a continua, impercettibile variazione “…in una serie di cicli ineguali, anelli di una lunga catena di silenzi”.

Lo stilo di Gianandrea Gazzola del 2013 (Arte Sella)
Lo stilo di Gianandrea Gazzola del 2013 (Arte Sella)

La donna invisibile di Cédric Le Borgne del 2018

Difficile da scorgere da un occhio disattento, intento a riflettere sull’opera precedente. Si trova infatti sulla nostra destra nascosta nella boscaglia. Il materiale trasparente di cui è composta contribuisce a quest’effetto di magia e mistero, che rende l’immagine femminile tra gli alberi quasi onirica.

La donna invisibile di Cédric Le Borgne del 2018 (Arte Sella)
La donna invisibile di Cédric Le Borgne del 2018 (Arte Sella)

Réservoir – Ascesa di John Grade del 2018

In mezzo a un bosco di pini un fitto intrico di piccole gocce formatesi per riscaldamento e incorniciate da legno curvato a vapore, raccoglie l’acqua piovana. Le gocce determinano il peso della struttura che poi cade a terra e che è controbilanciata da pesi appesi a delle molle per limitarne il movimento. Ponendoci al di sotto dell’opera abbiamo l’impressione di trovarci sotto a una gigantesca nuvola pronta a scaricare il suo carico di acqua. Il sentiero prosegue verso un punto di vista rialzato sull’opera.

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Réservoir – Ascesa di John Grade del 2018

Ponte II di Steven Siegel del 2009

Tornati lungo il sentiero principale della Malga Costa di Arte Sella ci troviamo al Ponte II. L’artista voleva costruire una struttura che gli permettesse di camminarvi attraverso e così impiegò un elemento naturale, la carta, ancor piu’ duratura del legno, per crearlo. La convinzione è quella che tra qualche anno la struttura potrà essere aperta e le parole dei giornali impiegati risultare ancora in qualche modo leggibili. Curioso anche il fatto che la carta prodotta dagli alberi, ritorni in qualche maniera all’origine.

Attenzione qui alla discesa con passeggino.

Ponte II di Steven Siegel del 2009 (Arte Sella)
Ponte II di Steven Siegel del 2009 (Arte Sella)

0121-1110=115075 di Jaehyo Lee del 2015

Eccoci ad un altro dei simboli di tutta Arte Sella. Nelle intenzioni dell’artista Jaehyo Lee, l’arte deve essere bella e colpire i fruitori, affinché loro stessi gli attribuiscano un significato… qui emerge una fondamentale differenza tra gli artisti occidentali e quelli asiatici: i primi tentano di trasmettere delle idee, mentre i secondi, invece, vogliono porgere nuove domande.

Ecco le parole dell’autore:” Mentre l’arte occidentale assomiglia ad un missionario che intende trasmettere nuove idee, l’arte asiatica somiglia più al cercatore di una verità che tenta di rispondere alle sue stesse domande.
Spero che l’opera inviti l’osservatore a toccarla e percepire in questo modo la superficie dell’albero.
Osservo la reazione dei visitatori alle mie opere, come queste li impressionino e se essi restino toccati dai
miei lavori. Il mio lavoro è un regalo, portato da un viaggio che io stesso ho intrapreso per conoscere me stesso. L’arte è un altro linguaggio: se l’opera d’arte fa provare a qualcuno un’emozione indicibile, questa emozione è la migliore descrizione possibile.”

0121-1110=115075 è un bellissimo portale ottenuto con legni tagliati a differenti angolature e assemblati insieme. La porta restituisce un ottimo panorama scenario sia lato bosco che lato montagna.

0121-1110=115075 di Jaehyo Lee del 2015 (Arte Sella)
0121-1110=115075 di Jaehyo Lee del 2015 (Arte Sella)

Tana libera tutti di Patrick Dougherty del 2011

Lungo il pendio della collina troviamo una serie di torri albero. L’artista nel progettarle si ispirò a un opuscolo raffigurante la torre di Pisa. Ognuna di queste torri è affiancata ad un albero che diventa il suo compagno che gli permette, intrecciandosi, di rimanere in piedi. La pendenza della collina acuisce il senso di instabilità.

Ognuna delle torri rappresenta un uomo e descrive il rapporto simbiotico che dovrebbe avere con la natura stessa, simboleggiata dagli alberi. Il titolo dell’opera nasce immaginando queste torri come se si trattasse di alcuni bambini che giocano a “nascondino”, intenti a chinarsi e ad appoggiare la testa sull’albero per contare prima di trovare i bambini nascosti nelle vicinanze. Ad un certo punto, qualcuno può correre verso l’albero casa e liberare tutti coloro che sono stati “catturati”. Quest’anima coraggiosa urla “Tana libera tutti!”.

Tana libera tutti di Patrick Dougherty del 2011 (archivio photo Arte Sella)
Tana libera tutti di Patrick Dougherty del 2011 (archivio photo Arte Sella)

La Cattedrale vegetale di Giuliano Mauri

Si tratta di un piccolo boschetto piantato dall’artista all’interno di alcune strutture di legno che servono a proteggere gli alberi.

Seguono una disposizione ben precisa, che richiama quella delle colonne che definiscono le navate e le campate di una cattedrale.

Ha anche le dimensioni di una cattedrale gotica con navate di 12 metri di altezza e una superficie di 1220 mq, le 80 colonne di rami intrecciati accolgono al loro interno altrettanti carpini bianchi, che crescono ogni anno di circa mezzo metro e che porteranno le strutture che li contengono a marcire e a ritornare alla terra, facendo definitivamente prendere il sopravvento alla natura, che la cattedrale vegetale stessa vuole omaggiare. Solo tra vent’anni gli alberi diventeranno adulti trasformandosi in vere e proprie colonne. E’ un’opera d’arte in divenire.

La cattedrale vegetale di Arte Sella è accompagnata da altre due, sempre in nord Italia, create dall’artista lodigiano: una cattedrale vegetale si trova in mezzo alla natura di Oltre il Colle (Bergamo) ed è accompagnata ad un piccolo laghetto, mentre un’altra (la più recente) si trova proprio a Lodi, lungo il fiume, e venne portata a termine dai figli dell’artista, scomparso prima di vederla ultimata.

Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri (Arte Sella)
Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri (Arte Sella)

La stanza del cielo di Chris Drury del 2010

L’opera si trova accanto alla Cattedrale Vegetale e devo ammettere che le ho dato poco peso scambiandola per un trullo. Si presente come una piccola struttura in pietra calcarea locale, con una porta ed una piccola finestra. Purtroppo non è possibile accedervi, ma l’opera è un omaggio ai monti che ci circondano e si rifà alla tecnica fotografica. Il piccolo foro sulla sua struttura punta verso sud, dove si alzano le cime delle Dolomiti. La luce arriva all’interno e trasforma lo spazio in una piccola camera oscura, dove i colori dei monti si uniscono alle nuvole che scorrono veloci sul pavimento. Questo lavoro è in stretta relazione con la Cattedrale Vegetale: si tratta sostanzialmente di un luogo dove rimanere in tranquillità e contemplare uno spazio interiore.

La stanza del cielo di Chris Drury del 2010 (archivio photo Arte Sella)
La stanza del cielo di Chris Drury del 2010 (archivio photo Arte Sella)

Sisifo di Bob Verschueren del 2012 ^

Sul crinale della collina è presente un masso di pietra collegato a delle corde che sembrano quasi tirarlo. L’opera “Sisifo” allude al mito di un personaggio condannato a spingere una grossa pietra fin a raggiungere la cima di una montagna, per guardarla inerme rotolare giù dal versante opposto ogni volta, per l’eternità. L’installazione suggerisce una possibilità per porre fine al castigo di Sisifo, bloccando la pietra durante la salita: Possiamo così immaginare un Sisifo libero, capace di ritrovare la pace.

Sisifo di Bob Verschueren del 2012 (archivio Arte Sella photo Giacomo Bianchi)
Sisifo di Bob Verschueren del 2012 (archivio Arte Sella photo Giacomo Bianchi)

Trabucco di montagna di Arne Quinze del 2017

La visita di Malga Costa sta volgendo al termine e prima di uscire, dallo stesso punto in cui siamo entrati, passiamo attraverso Trabucco di Montagna, che richiama un’antica struttura palafitticola costruita sul mare per pescare. La sua posizione qui può quindi apparire totalmente fuoriluogo, ma si tratta di una provocazione circa l’assurdità dell’uomo nel distruggere la natura che ci circonda e che ci fa vivere. È forse questo meno assurdo di costruire un trabucco in montagna?

Il trabucco di Quinze è una struttura particolare, totalmente in legno, e dagli interni colorati. L’esterno si rifà all’atto di camminare attraverso una foresta, mentre l’interno, in cui inevitabilmente si passa, dovrebbe restituire una tranquillità tipica dei templi.

Trabucco di montagna di Arne Quinze del 2017
Trabucco di montagna di Arne Quinze del 2017

Stupa di Anton Schaller del 2009

Concludiamo la visita al parco con Stupa, una struttura circolare a cui si attribuisce il compito di trasferire sentimenti positivi, come la gioia, la libertà e la pace ai visitatori. Il metodo è quello di invitarli al riposo e alla calma, mentre guardano la struttura che si sviluppa verticalmente, partendo da un cumulo tombale e assottigliandosi fino a terminare con una punta.

“IN PIEDI SULLA TERRA FERMO E SOLIDO STABILITO IL CONTATTO CON L’ORIGINE, CON LE RADICI DI TUTTI GLI ESSERI VIVENTI. LA SUA BASE È FORTE, IL SUO AMPIO ANELLO È BEN SALDO, ASSOTTIGLIANDOSI VERSO L’ALTO, PUNTANDO AL CIELO, ASPIRANDO A FONDERSI CON L’UNIVERSO.

Considerato come un simbolo di preghiera di unione di cielo e terra, per creare un tutto, un intero.

Stupa di Anton Schaller - La Figura Conica che porta Gioia ad Arte Sella
Stupa di Anton Schaller del 2009

Tariffe e orari

Potete vedere tariffe e orari aggiornati cliccando qui.

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