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Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle

Coordinate geografiche
42°25’33.5″N 11°28’00.2″E
42.425957, 11.466728

Siamo a Garavicchio, vicino Capalbio, nella Maremma Toscana. Qui sorge il “Giardino dei Tarocchi”, un luogo o meglio un “fuori luogo” popolato da sculture dal profumo magico e fiabesco, alte tra i 12 e i 15 metri. Si tratta delle 22 carte degli Arcani.

Alcune opere del Giardino dei Tarocchi

L'”Imperatrice” di questo regno, come la soprannominarono i suoi collaboratori, fu Niki de Saint Phalle.

Per capire nel profondo quest’opera monumentale è necessario conoscere la storia della sua creatrice.

Chi è Niki de Saint Phalle?

Niki de Saint Phalle, pseudonimo di Catherine Marie-Agnès de Saint Phalle, nasce in Francia il 29 ottobre 1930 in una famiglia aristocratica, che si trasferisce a New York, poco dopo il 1929, a causa del crac bancario del padre.

Li la madre lavora come attrice e lei, ragazza insofferente ed irrequieta, viaggia e torna spesso in Europa, trascorrendo le estati in Francia dai nonni presso il castello Filerval.

Cittadina del mondo, poliglotta e legata ad amicizie internazionali, si dedica alla scrittura, al teatro ed al cinema. Posa anche come fotomodella per Vogue e Life.

Nel 1950 scappa di casa e sposa Harry Mathew, ma qualche anno dopo viene ricoverata in manicomio per il riemergere di un trauma infantile, gli abusi subiti dal padre da bambina.

Li scopre la pittura: la sanità mentale le verrà restituita dall’arte, dirà lei più tardi, e per questo è sempre stata convinta che il suo monumentale giardino di sculture avrebbe guarito gli altri. 

Nel 1960, Niki è l’unica donna a firmare il Manifesto del Nouveau Réalisme. Il suo messaggio anticonformista si esprime anche tramite i cosidetti “Tiri” e le “Nanas”.

I “Tiri”

Durante i”Tiri”, Niki sparava su dei pannelli in gesso raffiguranti diversi soggetti tra cui i ritratti di Kennedy, di Kruscev, di Fidel Castro, facendo esplodere dei sacchetti di colore appesi.

In questo modo le figure sembrava cominciassero a sanguinare e a morire. Spiegò ai curiosi che, così facendo, sparava sulle istituzioni, sul mondo maschile e sui propri genitori, che “l’avevano cresciuta per il mercato del matrimonio”.

Le “Nanas”

Sulla scia del gigantismo femminile realizzò con il poliestere sculture enormi le “Nanas”, che in francese significa “signorine”, ma che era anche il nome della sua prima governante negli Stati Uniti.

Il corpo si svuota di tutta la sostanza e si riduce a seni e natiche prosperosi … e ad una piccola testa.

Con le sue sculture Niki andava contro l’ideale estetico femminile del tempo.

La forza ispiratrice di Gaudí

È il 1955 quando Niki si reca in Spagna, per la prima volta, a visitare le opere di Antoni Gaudí.

Ecco le sue parole:

Nel 1955 andai a Barcellona e vidi per la prima volta il meraviglioso Parco Guell di Gaudì. Capii che mi ero imbattuta nel mio maestro e nel mio destino, tremavo in tutto il corpo. Sapevo che anche io, un giorno, avrei costruito il mio Giardino della Gioia. Un piccolo angolo di Paradiso. Un luogo di incontro tra l’uomo e la natura. Ventiquattro anni dopo mi sarei imbarcata nella più grande avventura della mia vita: Il Giardino dei Tarocchi.

Niki de Saint Phalle

La realizzazione del Giardino dei Tarocchi

L’opportunità di creare questo giardino arriva durante uno dei periodi più buii della sua vita: il ricovero in ospedale per un ascesso ai polmoni, causato dal poliestere con cui realizzava le sue sculture.

Così, nel 1974, è “costretta” ad un periodo di convalescenza a St. Moritz dove rivede Marella Caracciolo Agnelli, la grande collezionista d’arte e moglie di Gianni Agnelli, conosciuta nel 1950 a New York.

Le due si confrontano sul progetto e, una volta tornate in Italia, Marella Agnelli assieme ai fratelli decide di mettere a disposizione dell’artista un loro terreno nella proprietà a Garavicchio in Toscana.

Il Giardino dei Tarocchi è molto più grande di come lo avevo concepito inizialmente. Non essendomi imposta un limite di tempo ho lavorato nella più completa libertà. Per finanziare il giardino ho creato un profumo e dei multipli. Non appena iniziai a lavorare sul Giardino dei Tarocchi mi resi conto di essermi messa in un percorso arduo e pieno di difficoltà. Un attacco di artrite reumatoide mi impedì per un lungo periodo di usare le mani e di camminare. Ma andai avanti lo stesso. Nulla poteva fermarmi. Ero come stregata. Sentivo che, nonostante le difficoltà, era mio destino creare questo giardino.

Niki de Saint Phalle

Qui lavora con i suoi collaboratori e il secondo marito Jean Tinguely, scultore svizzero specializzato in macchine cinetiche in ferro, realizzando le 22 carte degli Arcani.

Queste sculture vengono armate d’acciaio, poi viene steso il reticolo in fil di ferro e il cemento, infine il tocco “magico” : applicare ceramiche e specchi provenienti da varie parti del mondo creando mosaici coloratissimi.

La realizzazione del Giardino richiede 17 anni d’impegno e una spesa di circa 10 miliardi di lire.

La filosofia di Niki de Saint Phalle

Il Giardino dei Tarocchi è l’esito di un lavoro interiore, nel corso del quale l’artista si interroga sul materno, sul concetto di nascita-rinascita, sulla volontà creatrice.

Sebbene prenda le distanze dal movimento femminista, ciò che Niki riesce ad esprimere è un’idea di femminile potente come non mai. Infatti, tra tutte le sculture spicca l’Imperatrice o Sfinge, nella quale l’artista ha abitato per lunghi periodi durante i lavori.

La stanza da letto e la cucina, completamente rivestite di frammenti di specchi, sono ricavate nei seni di una vera e propria Grande Madre. Il bagno, al livello inferiore, ha un drago ondeggiante blu e rosso al posto della vasca da bagno.

In tutto il Giardino dominano le curve e il movimento sinuoso come nel profilo di una donna.

Ecco come descrive quei luoghi:

L’Imperatrice divenne la mia casa e il luogo d’incontro per tutti coloro che lavoravano al progetto. Qui mi riunivo con l’equipe di lavoratori mangiavo i miei pasti e lavoravo sui modelli delle altre carte. Nella “Sfinge”, il soprannome che avevamo dato all’Imperatrice, vivevo sola. Immergermi totalmente nel luogo era l’unico modo per realizzare questo giardino. Il Giardino dei Tarocchi non è il mio giardino, ma appartiene a tutti coloro che mi hanno aiutata a completarlo. Io sono l’architetto di questo giardino. Ho imposto la mia visione perché non ho potuto fare altrimenti. Questo giardino è stato fatto con difficoltà, con amore, con folle entusiasmo, con ossessione e, più di ogni altra cosa, con la fede. Niente e nessuno avrebbe potuto fermarmi. Come in tutte le fiabe, lungo il cammino alla ricerca del tesoro mi sono imbattuta in draghi, streghe, maghi e nell’Angelo della Temperanza.”

Niki de Saint Phalle
Niki de Saint Phalle durante la realizzazione del Giardino dei Tarocchi colpita da artrite

Maioliche e specchi riflettono e scompongono la luce del sole. I colori accesi sono proposti secondo un codice simbolico: il rosso è connesso alla forza creatrice, il verde alla vitalità primigenia; il blu è il segno «della profondità del pensiero, del desiderio ardente e della volontà», il bianco rappresenta la purezza; il nero indica «la vanità e i dolori del mondo», mentre l’oro è simbolo dell’intelligenza e della spiritualità.

Il Giardino dei Tarocchi

Anni dopo il termine dei lavori, Niki chiese all’architetto Mario Botta di creare l’ingresso al Giardino dei Tarocchi in contrasto con l’interno del Giardino. Botta costruì uno spesso muro di recinzione simile ad una fortezza, che aveva un aspetto ‘maschile’, utilizzando la bella pietra locale, e in questo modo l’esterno e l’interno furono ben distinti.

“Per me il muraglione di Mario è una protezione come lo è il drago che nelle favole è il custode del tesoro”.

Niki de Saint Phalle
Il muro di recinzione costruito da Mario Botta

Perché il Giardino dei Tarocchi?

Tutte le sculture di Niki sono dense di significati simbolici ed esoterici.

Niki spiega:

“I Tarocchi sono solo un gioco o indicano una filosofia di vita? Io sono convinta che le carte contengano un messaggio importante.

Le origini dei tarocchi sono avvolte nel mistero. Si pensa che i sacerdoti dell’antico Egitto abbiano trasmesso i segreti della loro conoscenza attraverso dei simboli pittorici e che questi simboli siano i ventidue Arcani Maggiori del mazzo dei Tarocchi.

Si pensa anche che Mosè, avendo ricevuto queste carte dai sacerdoti Egizi, le abbia portate con sé in Israele. Ciò spiegherebbe perché la cabala ebraica è connessa alle ventidue carte (tarot-tora-rota).

Il più antico mazzo di tarocchi di cui siamo a conoscenza è italiano ed è stato disegnato da Bonifacio Bembo nel Quattrocento per la famiglia Visconti di Milano. In seguito le carte sono divenute un gioco popolare a tutti i livelli sociali. Usate prevalentemente come gioco esse persero il loro significato originale. Fu solo nel Settecento che Antoine Court de Gébelin riscoprì il valore esoterico dei Tarocchi.

Gli Arcani Maggiori sono incisi nella pietra all’interno del Duomo di Siena. Queste raffigurazioni risalgono al Trecento e Quattrocento – ovvero in un periodo durante il quale molti capi della chiesa, e anche alcuni papi, si interessavano all’astrologia e all’alchimia.

[…] Anche Andrea Mantegna si interessò ai tarocchi e li rappresentò in alcune bellissime incisioni che si trovano nella Biblioteca Nazionale a Parigi. I Tarocchi mi hanno dato una chiave di lettura per capire meglio la vita spirituale ed affrontare i problemi della vita. Mi hanno anche aiutato a capire come tutte le difficoltà vadano affrontate una dopo l’altra per poter finalmente conquistare la pace interiore ed il giardino del Paradiso.”

Niki de Saint Phalle

Il testamento spirituale di Niki de Saint Phalle

Sulle stradine del parco Niki incide appunti di pensiero, memorie, numeri, citazioni, disegni, messaggi di speranza e di fede, snodando un percorso materiale e soprattutto spirituale.

“L’immaginario è la mia felicità. L’immaginario esiste”.

Niki de Saint Phalle

E questo invito a sostare non sembra diverso da quello che si legge sulle pietre funerarie lungo la via Appia a Roma:

“Eus tu viator… quiesce pusilu…”, fermati un poco, viandante, prendi fiato, ascolta ciò che ti dico.

Niki de Saint Phalle

Le scritte sono ovunque. E’ come se Niki, ossessivamente poligrafa, avesse sentito la necessità di trattenere il passante per parlargli e per spiegarsi.

Scritte su sculture Giardino dei Tarocchi

La vita di Niki de Saint Phalle si può probabilmente riassumere in questa sua citazione.:

“Se la vita è un gioco di carte noi nasciamo senza conoscerne le regole”.

Niki de Saint Phalle

Una vita intensa e difficile che la mette spesso a dura prova, ma dalla quale, tramite un profondo lavoro interiore, riesce a cogliere le carte vincenti ed uscirne vincitrice.

Vincitore, infatti, è sempre colui che sa seguire i propri sogni, o come dice Niki il suo sogno “più lungo della notte”.

Niki muore in california a Jolla, il 21 maggio del 2002.

La visita al Giardino dei Tarocchi

Per desiderio della stessa Niki De Saint Phalle non si possono effettuare visite guidate all’interno del giardino. La motivazione è ben spiegata nel cartello posto all’ingresso.

Testamento Niki de Saint Phalle all'ingresso del Giardino dei Tarocchi
Cartello scritto da Niki de Saint Phalle posto all’ingresso del Giardino dei Tarocchi.

Orario d’apertura

Data d’apertura: dal 1 Aprile al 15 Ottobre (per consentire la manutenzione del luogo).
Aperto dal lunedì alla domenica dalle 14:30 alle 19:30.

Prezzi d’ingresso

Biglietto intero € 12,00
Studenti € 7,00
Con età superiore a 65 anni € 7,00
Bambini con età inferiore a 7 anni ingresso gratuito
Persone disabili ingresso gratuito

Nei mesi di: Gennaio, Febbraio, Marzo, Novembre, Dicembre, il primo sabato di ciascun mese dalle ore 9,00 alle ore 13,00, per volontà della fondatrice, Niki de Saint Phalle, è stato concesso ai visitatori l’ingresso gratuito. Se questo sabato capita in un giorno festivo il Giardino aprirà il Sabato successivo.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale: www.ilgiardinodeitarocchi.it

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2 commenti

  1. Marina dice:

    Bellissimo Laura!non conoscevo questa artista e mi hai fatto venire voglia di vederlo questo posto in toscana,davvero ricco di storie e magia.

    1. Grazie Marina. Pensa che l’abbiamo scoperto anche noi per caso durante un soggiorno di 3 giorni all’Argentario. Il posto è davvero fuori dal comune e se si conosce la storia che sta dietro quest’opera, lo si può apprezzare ancora di più! Sembra di essere dentro una fiaba!

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